Il Campione del Mondo in Carica: Tadej Pogačar

Il corridore che ha reso noioso il pronostico
Lo dico con un misto di ammirazione e frustrazione professionale: Tadej Pogačar ha reso il mio mestiere più difficile. Quando un corridore domina con questa continuità, le quote si appiattiscono e il margine di guadagno per chi scommette si assottiglia. Eppure è impossibile non studiarlo, perché capire come vince è la chiave per capire dove si nasconde ancora il valore.
Lo sloveno è il campione del mondo in carica, vincitore della prova in linea Elite ai Mondiali di Kigali 2025, e arriva alla rassegna di Montréal 2026 con lo status di favorito assoluto. Ma “favorito assoluto” nel ciclismo è una definizione che va maneggiata con cura, perché anche il più forte può cadere, bucare o pagare una giornata storta. In questa pagina ti porto dentro il fenomeno Pogačar: come ha costruito il suo dominio, perché le sue quote sono quelle che sono, e cosa aspettarsi dal suo Mondiale canadese.

Il trionfo di Kigali
Ci sono vittorie che si commentano e vittorie che si guardano in silenzio. Quella di Pogačar a Kigali appartiene alla seconda categoria. Lo sloveno attaccò a più di cento chilometri dal traguardo, una scelta che qualsiasi tattico avrebbe definito suicida, e invece coprì gli ultimi sessantasei chilometri in completa solitudine, senza che nessuno riuscisse mai a riavvicinarsi.

Il contesto rendeva l’impresa ancora più dura. Kigali 2025 era la novantottesima edizione dei Mondiali e la prima in assoluto disputata nel continente africano, con un programma di tredici gare e un finale durissimo: il muro finale era una rampa di circa trecento metri di pavé con pendenze fino al 14,7 per cento, il tipo di ostacolo che spezza le gambe a ripetizione. Su quel terreno Pogačar non si limitò a vincere, demolì la concorrenza, confermando di essere il primo corridore della storia capace di conquistare Tour de France e Mondiale due anni di fila.

A fine corsa lo sloveno raccontò di essere rimasto da solo molto presto e di aver lottato soprattutto con se stesso, esattamente come l’anno precedente, e di essere felice di avercela fatta. È una frase che dice tutto: per lui l’avversario non è il gruppo, è la distanza. Quando un corridore ragiona così, le quote degli altri diventano quasi accessorie, e questo spiega perché alla prova in linea Elite di Kigali partisse a 1.23 su Eurobet, un favoritismo che attribuiva oltre l’ottanta per cento di probabilità alla sua vittoria.
Perché domina le quote
Mi è capitato di sentire scommettitori lamentarsi che “su Pogačar non si guadagna nulla”. Hanno ragione e torto allo stesso tempo, e la differenza sta nel capire perché il banco lo prezza in quel modo.

Una quota 1.23 significa che il bookmaker stima la vittoria oltre l’ottanta per cento delle volte. È un numero altissimo per il ciclismo, dove la corsa in linea è imprevedibile per natura, e racconta quanto la superiorità dello sloveno sia ormai data per scontata dal mercato. Il problema, per chi punta, è evidente: dieci euro su una quota 1.23 ne restituiscono dodici e trenta, due euro e trenta di profitto a fronte del rischio che una foratura o una caduta cancellino tutto. Il rapporto tra rischio e rendimento, su quote così basse, è semplicemente sfavorevole.

La conseguenza pratica è che il valore, quando c’è Pogačar in gara, raramente sta su di lui. Sta sugli outsider che possono insidiare il podio, sui mercati alternativi come i piazzamenti, sui testa a testa tra gli altri big che si giocano le briciole lasciate dallo sloveno. Io tratto Pogačar come una variabile quasi fissa nel mio ragionamento e costruisco le scommesse attorno a lui, non su di lui. È l’unico modo per non regalare margine al banco quando in gara c’è un dominatore.
C’è anche un aspetto del suo dominio che gli scommettitori meno esperti faticano a inquadrare: la versatilità. Pogačar non vince solo sui percorsi durissimi, ma sa adattarsi a tracciati diversi, dalle salite lunghe agli strappi brevi e violenti, e questo restringe ulteriormente le situazioni in cui un avversario può sperare di batterlo. Un favorito specializzato lascia spazio agli outsider quando il percorso non gli si addice; un favorito completo come lo sloveno toglie quasi sempre quell’appiglio. Per chi scommette significa che le occasioni di valore contro di lui non nascono dal tracciato, ma da fattori esterni come una forma non ottimale, una stagione troppo lunga sulle gambe o una tattica di squadra avversaria particolarmente aggressiva. Sono questi i segnali che cerco quando voglio capire se la quota bassa è davvero meritata.
Cosa aspettarsi a Montréal
Guardo il circuito finale del Mont Royal e penso una cosa sola: è disegnato per uno come lui. I 13,4 chilometri del giro conclusivo con i loro 269 metri di dislivello premiano chi sa fare la differenza in salita ripetuta, e qui Pogačar non ha rivali quando è in giornata.

Il tracciato canadese, con le sue salite da ripetere giro dopo giro, assomiglia per filosofia a quei percorsi logoranti dove lo sloveno ha costruito le sue imprese migliori. Difficile immaginare uno scenario in cui non parta favorito, e altrettanto difficile immaginare quote diverse da quelle schiacciate verso il basso che lo accompagnano ovunque. Ma proprio qui sta il lavoro di chi scommette: non chiedersi se Pogačar è il favorito, perché lo è, ma chiedersi se la sua quota offre un rendimento sensato o se conviene cercare valore altrove.

La mia posizione è netta. Su un corridore che parte attorno a quote bassissime punto solo se la mia fiducia è totale e se il rendimento, per quanto modesto, mi sembra giustificato dalla solidità del pronostico. Negli altri casi preferisco usare Pogačar come riferimento e cercare il margine sugli avversari, sui podi e sui mercati che il pubblico ignora. Se vuoi capire chi può davvero impensierirlo e come si compone la rosa dei candidati alla maglia iridata, dai un’occhiata ai favoriti dei Mondiali di ciclismo 2026.
Quante volte Pogačar è stato campione del mondo?
Tadej Pogačar è il campione del mondo in carica dopo il trionfo nella prova in linea Elite a Kigali 2025, ed è diventato il primo corridore della storia a vincere Tour de France e Mondiale due anni di fila. Questa continuità di rendimento è ciò che lo rende un’anomalia statistica nel ciclismo e tiene le sue quote schiacciate verso il basso.
Come ha vinto a Kigali nel 2025?
Pogačar ha attaccato a più di cento chilometri dal traguardo e ha coperto gli ultimi sessantasei chilometri in completa solitudine, su un percorso durissimo che culminava in un muro di circa trecento metri di pavé con pendenze fino al 14,7 per cento. Una vittoria di forza pura che ha demolito la concorrenza e confermato la sua superiorità.
Resta favorito anche a Montréal?
Sì, alla vigilia dei Mondiali 2026 Pogačar è il favorito assoluto. Il circuito finale del Mont Royal, con 13,4 chilometri e 269 metri di dislivello da ripetere, premia chi sa fare la differenza in salita ripetuta, terreno ideale per lo sloveno. Resta però un favoritismo, e su quote così basse conviene valutare con attenzione il rapporto tra rischio e rendimento.
Creato dalla redazione di «Scommesse Mondiali Ciclismo».
